Gruppo Folclorico "Canterini di Serrastretta"




Foto Gruppo


Alcuni giovani serrastrettesi, dopo anni di pazienti ricerche volte alla riscoperta di canti, balli, musiche, leggende calabresi hanno dato vita al Gruppo Folclorico "Canterini di Serrastretta" che si propone come messaggero dell' antica arte popolare calabrese.

La danza folclorica è un linguaggio la cui mimica primitiva e il cui dialogo muto danno la sintesi della vita. Essa esprime il cuore e il temperamento di un popolo, l'immagine della sua anima, e rievoca momenti particolari: momenti d'amore e di pianto, leggende e misteri che, tramandati da padre in figlio, rappresentano oggi una testimonianza d' immenso valore.

Il canto, che come la danza esprime uno stato d'animo, accompagnava i lavori nei campi, sull' aia e, in genere, ogni momento della vita quotidiana.



Area di download
Calabris.txt Finalmente il testo completo di 'A Calabrisella!
Tarantella Tarantella d'u zucculijare (111 KB - 8 bit)
Cufhientara Tarantella tipica di Conflenti (200 KB - 8 bit)
Quadnic.wav Quadriglia nicastrese (260 KB - 8 bit)
Siricu.zip Antico procedimento di lavorazione della SETA
vers. .txt (MSDOS) e .DOC (Word) (di Antonio Gigliotti)
Matrimuo.txt Il matrimonio di una volta (poesia di Daniele Maruca)
Poesie Breve raccolta di poesie di Angelo Aiello da "Risurrezione dopo la morte"

La storia

Il Gruppo Folclorico "Canterini di Serrastretta" nasce nel 1974 grazie all' entusiasmo di un gruppo di giovani accomunati dallo spirito di stare insieme ed ispirati dall' interesse per la musica e per il canto popolare. Ben presto l' interesse si trasforma in vera e propria passione che coinvolge anche le famiglie in una esperienza di grande interesse anche sotto l' aspetto sociale.
Particolare attenzione è stata riservata, fin dall' inizio, alla ricerca storica dei costumi riproducendoli in maniera sempre più aderente agli originali.
Anche i canti, i balli e soprattutto i movimenti e gli oggetti richiamati nei canti stessi, sono stati progressivamente ricondotti a quelli di un tempo, per far rivivere il passato sia con le parole che con le immagini.

Negli oltre vent' anni di attività sono stati portati sui palcoscenici di tutta Italia e di Europa canti e balli caratteristici della nostra Regione nonché quelli tipici di Serrastretta.
Tra tutti si ricorda il canto tradizionale "'U dispiattu", acceso dialogo tra uomo e donna per una storia d'amore non riuscita. Da notare è il colorito linguaggio adoperato da entrambi per disprezzarsi vicendevolmente.

Fra i balli ricordiamo la "Tarantella d'u zucculijare", che coreograficamente descrive la raccolta e la lavorazione delle castagne con gli attrezzi e le metodiche un tempo adoperate.

Le manifestazioni

Ogni anno nel mese di Agosto il Gruppo organizza una rassegna del folclore e della cultura popolare, con la partecipazione di altri gruppi italiani ed esteri.
In altri periodi dell'anno promuove varie iniziative, quali rappresentazione di commedie locali, festival voci nuove, concerti di musica sacra, spettacoli di beneficienza, ecc., oltre a scambio di manifestazioni come "gemellaggio" con altri Gruppi.

Gli strumenti musicali

Da sempre il Gruppo ha fatto uso solo di strumenti prettamente popolari, quali fisarmonica, organetto, chitarra, mandolino, piffero e vari tipi di tamburello; inoltre, allo studio attuale, anche chitarra battente, zampogna serrastrettese ed altri strumenti a fiato locali dalle sonorità tipiche.

I costumi

Entrambi i costumi maschile e femminile sono quelli del popolo contadino, modellati per i lavori nei campi e per le attività di pastorizia, ai quali però non mancano di certo accessori e ornamenti per renderli più splendenti nei giorni di festa.
In particolare ricordiamo per quello femminile ("'A pacchiana") il panno rosso del sottogonna, tipico della fascia centrale della Calabria tra Nicastro e Catanzaro ed il copricapo, bianco (in lino o cotone) per le fanciulle e nero (in cotone o seta) per le adolescenti e per le donne adulte.
Il passaggio dall' uno all' altro veniva effettuato in età puberale nel giorno del Venerdì Santo, e stava a simboleggiare l' avvenuta maturazione della fanciulla.

Del costume maschile ricordiamo il mantello, indumento pesante ed in lana, spesso con un pellicciotto di pecora sul colletto, che veniva indossato dal pastore ("pecuraru") nei mesi invernali per ripararsi dal freddo, e le particolari calzature ("purcine"), anticamente realizzate con la cotenna di maiale, modellata e tenuta ferma al piede da appositi legacci.
Tuttavia, per le particolari difficoltà di lavorazione di tale cotenna, la parte posteriore del tallone era destinata a rimanere scoperta.


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